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Crans-Montana: Le Chat che Potrebbero Condannare i Coniugi Moretti per l’Incendio del Constellation

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Una sala interrogatori a Sion. Fuori, neve sottile su Crans-Montana. Dentro, le parole di una chat che tornano a galla, come brace sotto la cenere. È qui che l’eco di un messaggio potrebbe cambiare il destino dei Moretti e dare un senso nuovo alla notte più buia del Constellation.

A Crans-Montana la memoria è ancora viva. La notte di Capodanno al Constellation si è chiusa con 41 vittime. Numeri che non si cancellano. Nomi che non si dimenticano.

Ieri, davanti agli inquirenti a Sion, Jessica e Jacques Moretti hanno risposto a domande puntuali. Li hanno sentiti separatamente. Hanno confrontato ogni dettaglio con le versioni dei dipendenti. Una inchiesta così procede: ricostruisce gesti, orari, scelte. E mette in fila le parole, soprattutto quando restano scritte. O incise in un audio.

Nel fascicolo c’è un elemento che pesa. È una chat interna ai dipendenti. Un file audio datato 13 dicembre 2019. Gli inquirenti lo hanno fatto ascoltare in aula. Non è l’unico tassello. Ma è quello che, dicono, può illuminare il prima della tragedia. O almeno mostrarne i contorni.

Cosa c’è nella chat?

Il messaggio vocale è di Jessica Moretti. Parla delle “stelline luminose”. Chiede prudenza. Dice: “Aspettate che si spengano perché se le tengono in alto e incendiano la schiuma sul soffitto, il Constell brucerà…”. Parole nette. Parole che mostrano la consapevolezza di un rischio preciso: fuoco e schiuma fonoassorbente. Un binomio che, in spazi chiusi, può essere letale.

Per gli inquirenti, quelle frasi potrebbero diventare una prova chiave. La procura contesta ai coniugi omicidio, lesioni colpose e incendio. L’audio non prova una colpa da solo. Ma apre una domanda pesante: se il pericolo era noto, quali misure sono state adottate? E quali controlli erano in atto la sera di Capodanno?

Chi ha lavorato nei locali conosce la scena. Tavoli pieni, musica alta, le “fontanelle” che scoppiettano accanto alle bottiglie. Belle nelle foto. Insidiose dal vivo. La storia lo ricorda con crudezza: The Station, Rhode Island, 2003, 100 morti per fiamme partite da effetti pirotecnici su pannelli in schiuma. Kiss, Santa Maria, Brasile, 2013, 242 vittime. In entrambi i casi, il mix è stato lo stesso: materiali combustibili, scintille, uscite difficili.

Il nodo sicurezza nei locali

La sicurezza antincendio non è un dettaglio. È un sistema. Materiali certificati. Vie di fuga libere. Formazione del personale. E regole chiare sugli effetti pirotecnici al chiuso, anche i piccoli. In Svizzera, come altrove, servono valutazioni del rischio e autorizzazioni quando si usano fiamme o scintille in ambiente chiuso. Sono prassi note nel settore. Non abbiamo però, al momento, dati pubblici certi su tutte le certificazioni del Constellation o sulle perizie definitive sui materiali della sala. Questo punto resta da chiarire in aula.

Il quadro giudiziario seguirà i suoi tempi. Perizie tecniche, simulazioni, incroci di testimonianze. Il tribunale valuterà se quella chat mostra prevenzione o negligenza. Se descrive un protocollo, o la sua assenza. E se quelle parole, ripetute ai dipendenti, bastavano a mantenere il locale sicuro in una notte ad alta pressione.

C’è anche un livello più vicino a noi. Quante volte abbiamo pensato “è solo una stellina”? Quante volte abbiamo accettato il luccichio come parte del divertimento? Il personale lo sa: negli attimi di festa, la linea tra wow e pericolo è sottile. Si decide in secondi. Con regole chiare, si decide meglio.

Le indagini diranno se i Coniugi Moretti hanno fatto abbastanza, troppo poco o troppo tardi. Resta quella voce nella chat, che ora risuona oltre un gruppo di lavoro. Ricorda che il fuoco ha memoria lunga. E che ogni scintilla, prima di fare luce, chiede spazio, aria, distanza. Quanta ce n’era quella notte? E quanta ne lasciamo, oggi, nelle nostre abitudini?

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