Riforma del POS, cosa fare se l’esercente non ha il resto?

La riforma del POS introdotta in manovra dovrebbe spostare il limite minimo di obbligo di accettare il pagamento elettronico.

La nuova soglia sarà a 60 euro secondo le prime intenzioni del governo e soprattutto del segretario della Lega Matteo Salvini.

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Con le nuove regole quindi il pagamento elettronico tramite carta di credito o applicazione potrebbe diventare molto meno comune. Tornerebbe in voga l’uso del contante per le piccole spese, con vari problemi tra cui quello del resto. Il pagamento elettronico risolveva infatti il problema per l’esercente di avere costantemente la cassa piena di moneta di piccolo taglio per dare il resto ai clienti. Ma ora che il contante potrebbe tornare ad essere un metodo di pagamento più comune, cosa succede con il resto?

La riforma del POS e le critiche al governo

L’utilizzo del contante come principale metodo di pagamento è uno dei cavalli di battaglia del governo e in particolare della Lega. Il partito del ministro delle infrastrutture Salvini ha spinto molto perché venisse reintrodotta una soglia entro la quale gli esercenti possano rifiutarsi senza conseguenze di accettare pagamenti elettronici. Ne è stata fatta una questione di libertà di pagare come si vuole, anche se la normativa precedente non restringeva in nessun modo l’uso del contante, mentre quella attuale limiterebbe la libertà del cliente di pagare con vari metodi.

La cifra scelta dovrebbe essere 60 euro, anche il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha già fatto capire che potrebbe essere abbassata. Questo perché la riforma del POS ha suscitato critiche piuttosto dure. La Banca d’Italia l’ha definita in contrasto con la lotta all’evasione. Questo perché l’uso del contante semplifica la piccola evasione fiscale rispetto ai pagamenti elettronici, che sono più facilmente tracciabili dall’Agenzia delle Entrate.

Critiche sono arrivante anche dalla Commissione Europea. Il governo dell’Unione Europea ha ricordato all’Italia che tra le misure previste dal PNRR, con le quali l’Italia deve sbloccare decine di miliardi di fondi europei, c’è anche l’aumento dell’utilizzo dei pagamenti elettronici e la lotta all’evasione fiscale, due temi su cui questa manovra finanziaria sembra voler fare marcia indietro.

Cosa succede se l’esercente non ha il resto?

Con o senza critiche con ogni probabilità la riforma del POS vedrà in qualche forma la luce, magari con una cifra più bassa. Questo fa riemergere una vecchia questione: cosa succede se l’esercente non accetta il pagamento elettronico e non ha il resto per il nostro pagamento in contanti? Se questa situazione poteva risolversi in passato pagando con la carta, ora potrebbe non essere più possibile, quindi su chi ricade la responsabilità del pagamento?

La legge è chiara: un bene o un servizio in vendita rappresentano una proposta di vendita, e sta quindi a chi fa questa proposta, quindi l’esercente, rendere possibile il pagamento. Se non ha resto quindi è responsabilità del commerciante o chi per lui procurarsi il taglio di denaro adatto a restituire il resto al cliente.

In ogni caso non è mai responsabilità del cliente farsi cambiare i soldi, né assolutamente l’esercente può in nessun caso trattenere il cliente se questo non è in grado di pagare per colpa dell’assenza di resto. Al contrario il cliente è libero di andarsene senza pagare per poi saldare il suo debito come meglio crede. Essendo una situazione debitoria infatti, qualsiasi mezzo è valido, anche un bonifico bancario.

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