Mercoledì 15 Febbraio 2012

Posta elettronica certificata: come funziona?

La posta elettronica certificata, Pec, sarà un nuovo modo di intendere la

classica e-mail: sarà obbligatoria per tutte le amministrazioni pubbliche e le aziende, oltre che per quei titolari di partita Iva iscritti a specifici albi professionali. In teoria avere una casella di posta elettronica certificata semplificherebbe molto il lavoro delle imprese e dei professionisti perché potrebbero comunicare tranquillamente da casa e in maniera sicura con l'agenzia delle entrate, con gli uffici comunali e in generale con tutte le istituzioni con cui devono interagire. Risparmio di tempi e di costi con la stessa certezza dell'arrivo della comunicazione oggi dato dalla ricevuta di ritorno delle raccomandate.

L'attivazione della posta elettronica certificata porterà ad avere email che informeranno mittente e ricevente dell'avvenuto o mancato arrivo della mail con in più tutti gli indicativi di orario e data a certificare gli estremi di ricezione del messaggio. Con casella posta elettronica certificata appartenente sia a mittente che ricevente la mail avrà completo valore legale, uguale a quello dell'attuale raccomandata e potrà essere usata come prova in una causa.

L'elenco dei gestori abilitati a fornire questo tipo di servizio è stato approntato dal Cnipa, Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione. Ci sono big come Poste Italiane, Fastweb, Telecom, Aruba, Wind che offrono pacchetti diversificati ma non c'è ancora una possibilità di posta elettronica certificata gratis: i prezzi correnti, infatti, vanno dai 10 euro circa l'anno fino ai 70-80 euro per chi desidera memoria più vasta o servizi aggiuntivi come l'antivirus. L'attuale normativa obbliga i professionisti a dotarsi di questo genere di casella entro un anno mentre le aziende hanno a loro disposizione un tempo più lungo (fino a 36 mesi).
L'introduzione della Pec ha sollevato però anche molte critiche, soprattutto perché negli altri stati europei si sta costruendo una certificazione comune, chiamata Rem, diversa da quella italiana che risulterebbe così nascere incompatibile rispetto agli standard dei partner dell'Unione.

Manuele Grosso

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