Mercoledì 15 Febbraio 2012

Globalizzazione alimentare

La bistecca parla francese, il prosciutto danese, gli scampi thailandese. Perfino negli spaghetti, simbolo della cucina di casa nostra, si può trovare frumento canadese o australiano. Gran parte della nostra spesa proviene dall'estero e non sempre i consumatori lo sanno. E' quanto emerge da una piccola indagine effettuata sui principali alimenti consumati ogni giorno dalle famiglie italiane. Un mix di tanti paesi dentro il frigorifero che è frutto di tanti fattori: minore produzione agricola nazionale, globalizzazione, nuove abitudini alimentari, industria agroalimentare in trasformazione.
Ecco cosa si trova davvero nella dispensa degli italiani.

Frutta e verdura
Solo il 10% della frutta e della verdura che finisce nel nostro piatto viene dall'estero. L'Italia, anzi, ne esporta grandi quantitativi. A parte la frutta esotica (necessariamente di altri paesi), le importazioni di frutta e verdura avvengono soprattutto per prodotto non di stagione. Ad esempio, si possono mangiare mele dal Cile o della Nuova Zelanda nei periodi in cui non sono disponibili da noi. Oltre metà della frutta importata viene dai paesi dell'America Latina: banane dall'Ecuador, ananas dal Costa Rica, mele dal Cile, meloni dal Brasile. Metà delle 90mila tonnellate di limoni importati viene dall'Argentina; il 67% delle fragole dalla Spagna. Ugualmente da Spagna e paesi nordafricani proviene una parte dei pomodori. Mentre per la frutta secca i produttori sono Turchia ed Egitto. Oggi l'Italia produce 50mila tonnellate di nocciole e ne importa altre 36mila: l'80% viene dall'Anatolia.

Latte e derivati
Il consumo di latte fresco e a lunga conservazione è in sostanziale equilibrio.

Ma mentre il primo è interamente italiano, ben l'80% di quello di lunga durata giunge dall'estero (oltre un milione di tonnellate solo dalla Germania). Fra i formaggi, ce ne sono alcuni fatti con latte italiano al 100 per cento (come il parmigiano reggiano) e altri no. Molti latticini e formaggi fusi sono prodotti con latte importato soprattutto da Germania, Ungheria e Slovacchia. Anche il 50 per cento dello yogurt che consumiamo è tedesco.

Pane e trasformati di cereali
La Coldiretti stima che la metà di tutto il frumento necessario per produrre pane e pasta, due alimenti centrali nella dieta nazionale, arrivi dall'estero, anche se questo non è indicato nella confezione. Ciò vale soprattutto per il grano tenero: 2.57 milioni di tonnellate importate per fare pane, pizza, grissini, biscotti, dolci e panettoni. E il 35 per cento di questo arriva dalla Francia. Mentre l'import di grano duro, utilizzato per spaghetti e rigatoni (pari ad un quarto rispetto alla produzione nazionale), giunge per lo più dal Canada (18.9 per cento).

Carne e affettati
Secondo l'Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare, gli italiani consumano soprattutto carne bovina (più del 40 per cento del totale). L'associazione italiana allevatori calcola che oltre la metà della carne fresca che mangiamo proviene dall'estero, soprattutto Germania, Paesi bassi e Francia. Anche la produzione nazionale dipende da altri paesi, poichè gran parte dei vitelli ingrassati nelle stalle italiane sono nati oltreconfine (ne acquistiamo oltre 1,5 milioni all'anno). Il pollame, invece, è tutto nostrano. Quanto alla carne suina, quasi il 40 per cento è d'importazione (sempre da Germania, Paesi Bassi, Francia più la Danimarca). Stesso discorso per gli affettati. Stando a stime della Coldiretti, due prosciutti su tre provengono da cosce di maiali allevati in Paesi Bassi, Danimarca, Francia, Germania e Spagna. La carne di manzo per la bresaola, invece, è argentina o brasiliana.

Pesce e uova
In base ai dati Ismea, solo il 41.5 per cento di pesce, crostacei e molluschi freschi proviene da acque italiane. Per il resto il principale paese che ci rifornisce è la Spagna: nel 2006, quasi un terzo di tutto il pesce importato è arrivato da lì (circa 138mila tonnellate). Segue la Francia con quasi 54 mila tonnellate. Le uova provengono, invece, da allevamenti italiani.

Conserve e passati
La frutta sciroppata in scatola è quasi interamente italiana. Anche la passata di pomodoro, ingrediente principe di sughi e pizza, è essenzialmente made in Italy. La Coldiretti segnala però che nei porti arriveranno quest'anno almeno 160 milioni di chili di pomodoro concentrato dalla Cina. Gli industriali sostengono di rilavorarlo per esportarlo verso paesi terzi. Ma il sospetto è che qualcosa finisca sulle nostre tavole. Un aiuto viene dall'etichetta: dal 1°gennaio sarà obbligatoria l'indicazione dell'origine sulla passata di pomodoro. La Coldiretti chiede ora di estenderla a tutti i derivati: polpe, pelati, concentrati e sughi pronti.

Bevande
Diversamente da quanto accade per l'olio (per metà spremuto da olive spagnole, tunisine o greche), il vino italiano è prodotto da uve italiane. Discorso diverso per alcune bevande industriali come il limoncello o i succhi di frutta. Gran parte dei succhi d'arancia, per esempio, arriva dal Brasile, quelli di mirtillo e ribes dall'est Europa.

Surgelati
L'Istituto Italiano Alimenti Surgelati certifica che nel 2006 le famiglie italiane hanno consumato oltre 517 mila tonnellate di surgelati. Vegetali per il 56 per cento, poi pesce (17 per cento). Verdure, zuppe e minestroni sono quasi completamente made in Italy, anche se la produzione nazionale non copre tutta la domanda. Una buona quantità di patate, per esempio, è importata da Germania Paesi Bassi e Belgio; i piselli dal Regno Unito, Svezia e Norvegia; i fagiolini dalla Francia. I prodotti ittici, invece, provengono tutti dall'estero: il merluzzo dall'Atlantico (Sud Africa, Argentina o Cile), i calamari e i crostacei dal Pacifico (India, Thailandia e Vietnam), i gamberetti da cocktail dai Paesi Bassi. Solo le vongole sono ancora pescate nel Mediterraneo.

S. Fronterrè


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Commenti (2)

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Su connottu..

06 giugno 2008, 06:16

1 punto

La maggior parte di questi beni, viene venduta in modo semi-legale. O almeno...giusto per la legge, e non per il buon senso. In Sardegna possiediamo pecore, pecore, pecore... Devo comprare un agnello rumeno per rispettare la "legge"? Devo andare a vedere quelle quote latte? L'olio di oliva...devo comprare quello dell' "antica macina" dov'è e farmi avvelenare a rerificati? Si incentiva, e si fa finta di non vedere la truffa che ci cresce in grembo. E ve lo dice uno che macella. In nero naturalmente. L'Italia è bravissima nel furto, ma anche nel rubare a se stessa. Credendo di favorire degli equilibri che di "nazionale" hanno ben poco. Bevete il vostro zimil..o ite ***** si narada, e vendetevi la vostra carne dell'est. Io vi fotto senza scrupolo, perchè l'Italia mi costinge a farlo.

Si mordeva la coda...

06 giugno 2008, 06:23

1 punto

Il tricolore mi paga per fottervi, mi da gli incentivi per mettere cazzate nel mercato o per non farmi produrre. Comprate la carne dalla iugoslavia, il latte da quote estere, e tutto l'olio retrattato delle,,,"antiche macine"... Lo stato incentiva a fottere, non a produrre. Bett'e ***** e justicia...

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