Mercoledì 15 Febbraio 2012

Polizia penitenziaria e psicologia: cosa pensano i secondini?

Agenti di Polizia Penitenziaria e psicologia criminale: come reagisce

la psiche dell'uomo al contatto con emozioni perturbanti quali quelle del carcere?

Sofferenza, rabbia, disperazione: l'incontro e lo scontro tra secondini e carcerati. Un contatto quotidiano che crea una dura realtà, per una professione mal pagata e ad alto rischio nello scatenare scompensi psichici, depressione e esaurimento nervoso.
Sono 206 gli istituti di pena attualmente attivi in Italia, alcuni dei quali sono stati ultimamente al centro di torbide vicende.

In Italia gli agenti impiegati nella Polizia Penitenziaria a difesa delle legge sfiorano le 37.690 unità: 3.114 donne e 34.576 uomini. Lo stipendio massimo di un agente è di circa 1.500 euro al mese, con 40 ore di straordinario a settimana che talvolta possono diventare 70.

Simona Pasquali, psicologa esperta in formazione e gestione delle risorse umane, spiega che il quadro professionale appare molto complesso e talvolta i contorni del sorvegliante si sovrappongono al ruolo dello psicologo con risultati alterni, che in casi gravi possono condurre alla Sindrome di Burnout, una sorta di cortocircuito mentale in cui lo stress altera la normale vita lavorativa, in una degenerazione delle emozioni in cui non si riesce più a sopportare il carico di tali tensioni.

Il motto del Corpo è 'Vigilando redimere', tuttavia appare spesso difficile integrare istanza punitiva e processo rieducativo. Simona Pasquali, che ha collaborato nel 2007 con il Dap, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, per l'ideazione di linee di intervento per il contrasto al disagio lavorativo afferma che si tratterebbe di istanze contrarie, in cui i criteri formali di natura normativa vanno necessariamente a scontrarsi con la sfera della soggettività. Con risultati talvolta deleteri.

Elevato il numero di richieste di pre-pensionamento per sindrome ansioso-depressiva, casi di suicidio o automutilazione, meccanismi violenti. E la sensazione di essere abbandoni senza gli strumenti necessari, senza una norma comportale atta a garantire un equilibriotra professionalità e umanità.

Gli interrogativi, così come le strategie, rimangono senza risposta, seppur studi crescenti si occupino attualmente del problema.
Celebre sintesi tra istanza di libertà e durezza carceraria l'opera di Jack London, Il vagabondo delle stelle, da cui possiamo trarre una lezione, sebbene ancora lontana: 'Un osso al cane non è carità. Carità è l'osso diviso con il cane, quando sei affamato quanto il cane'.

Maddalena De Bernardi
11/01/2010

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